Gesù non era cristiano, un saggio di Lorenzo Paolini

Libro di Lorenzo Paolini

Quando si parla dei primi cristiani si tende a pensarli in modo idilliaco: piccoli gruppi armonici, dediti alla spiritualità, alla preghiera e all’apostolato, che vivevano in clandestinità la loro fede. In realtà lo scenario è molto più complesso ed i rapporti, sia fra di loro che con il mondo romano, furono segnati da disordini e reciproche violenze.

Perfino le persecuzioni furono un fenomeno ben diverso da come lo abbiamo finora percepito. Nell’arco di trecento anni il potere accumulato dai vari epi

scopati, malgrado l’ostilità del popolo, riuscì a a metabolizzare ciò che restava del “Mos Maiorum” trasformando la romanità e, di fatto, surrogandosi ad essa in nome di un supposto diritto ereditato da quell’Apostolo Pietro che, probabilmente, non mise mai piede a Roma.

Nella prima parte del saggio, intitolata “LE RADICI” sono analizzate sia la figura del Gesù storico che le fonti della nuova religione, dalla genesi dei vangeli canonici ed apocrifi, fino all’insegnamento dei Padri della Chiesa, passando per la rifondazione della dottrina dell’ebreo Gesù da parte dell’ebreo Shaul – Paolo, profondamente ellenizzato e romanizzato.

Sono poi trattati con sistematicità i rapporti fra i vari cristianesimi (includendo fra questi le cosidette eresie) e il mondo romano, dai primi, diffidenti, rapporti fino all’epoca della definitiva consacrazione come religione di stato, ed esaminate tutte le deviazioni che la commistione fra potere politico e potere religioso ha prodotto in venti secoli di storia.

Nella seconda parte, che l’Autore ha voluto chiamare “I FRUTTI”, si esaminano gli effetti, spesso poco esaltanti, prodotti nella società moderna da una Santa Sede che, condannando il relativismo, continua a dichiarare la propria impossibilità ad accogliere i cambiamenti.

Il libero arbitrio, i rapporti con la Scienza, la sessualità, la figura femminile, l’amore profano, l’etica laica, il relativismo, il valore della vita sono alcuni dei temi trattati, utilizzando un’ottica che, una volta delegittimate quelle fonti che la Chiesa pretende essere a fondamento delle sue regole, consente di affrontare le proprie scelte in materia di teologia o religione in modo più sereno, cosciente, equilibrato e libero da sensi di colpa.

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