Ci piaccia o no, forse è il caso di rassegnarci: l’anima è materia mortale. Lo dimostrano la scienza e il buon senso. Se poi vogliamo prenderci in giro, beh…allora è un altro paio di maniche!

“Anime” (1996). Tela digitale di Lorenzo Paolini

L’anima è materia mortale. Lo dimostrano la scienza e il buon senso. Se poi vogliamo prenderci in giro, beh…allora è un altro paio di maniche!

Siamo nel XXI secolo o, se preferite, nel terzo millennio.

Le conoscenze dell’uomo sul mondo fisico sono aumentate in modo esponenziale, ma ciò che è stato acquisito negli ultimi cinquant’anni sembra non aver suscitato – non solo fra la gente comune, ma neppure tra gli intellettuali e gli scienziati – una seria riflessione sulle sue conseguenze “metafisiche”.

Il tentativo, costante e disperato, di superare la umana condizione mortale deve evidentemente appartenere al DNA dello strano ed invasivo bipede che ha ormai stravolto questo pianeta: se così non fosse sarebbe diffìcile comprendere come deduzioni abbastanza ovvie, derivanti dagli studi in continua evoluzione sul cervello e sulla mente, non pervengano alla coscienza del comune sentire, incidendo in qualche modo su quello che Jung definisce “inconscio collettivo” e quindi su etica, comportamenti e rapporti con il “sacro”.

Quando fu cosa conclamata che la terra era rotonda e che il sole non girava intorno ad essa, malgrado le naturali resistenze di coloro che, anche grazie alle religioni, esercitavano il controllo politico e sociale, bastarono poche decine di anni perché l’umanità avviasse una meravigliosa rinascita fatta di esplorazioni, scoperte, applicazioni tecnologiche.

Quanto viene giornalmente scoperto sulle facoltà e sui processi del nostro sistema neurocerebrale sembra invece rimanere relegato tra le curiosità scientifiche, senza che nessuno si azzardi a stabilire confronti, analogie, differenze tra ciò che è “fisico” e ciò che fino ad ora è stato considerato “metafisico”. In parole brutali, fra Mente ed Anima, fra corpo e spirito.

Gli Dei

Nelle migliaia di anni in cui l’uomo era smarrito di fronte all’immensità ed alla misteriosità della natura fu imperativo trarre delle deduzioni che spiegassero fenomeni e processi.

Perché al mattino la terra si illuminava mentre la sera tutto diveniva buio? Perché sconvolgimenti naturali colpivano all’improvviso intere popolazioni?

Perché alcuni vincevano ed altri soccombevano?

Tutto venne spiegato nel modo più semplice, con un rapporto di causa effetto: le divinità (spesso identificate nel vulcano, nel mare tempestoso, nel sole….) dispensavano favori e disgrazie attraverso una logica misteriosa e bisognava accattivarsele.

Ci si domandò inoltre perché l’uomo dovesse morire, come gli animali, benché avesse un’intelligenza così “diversa”: anche qui scattò l’inevitabile processo di causa/effetto.

Nell’uomo doveva esserci un “pezzettino” di natura divina, l’anima, che quindi doveva essere immortale.

Le civiltà mediterranee e quella occidentale si fondarono su questa certezza, ma anche quelle orientali in qualche modo ne vennero influenzate.

Scienza e immortalità

La voglia di immortalità superò logica e razionalità e le dure condizioni di vita delle masse le portarono a privilegiare la speranza in una ipotetica felicità di una “seconda vita” rispetto ai dispiaceri di quella reale.

Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich

Tuttavia oggi molte scoperte scientifiche sembrano rimettere tutto in discussione e il grado di “informazione” (non di cultura, purtroppo) dovrebbe portarci verso il dubbio e non verso ottuse certezze.

La scienza ha ormai “ubicato” non solo i ricordi, ma anche i processi cognitivi in precise aree del cervello. E ormai certo che se determinate zone vengono lese si perdono ricordi e facoltà. Tutto porterebbe a dedurre, quindi, che tali “informazioni” altro non siano che complesse sequenze di stati fisici, esattamente come il sorriso.

Un poeta potrebbe definirlo “l’anima del volto”. Ma lui, il sorriso, non esiste. è solo una condizione, temporanea, assunta dalla materia. Se il volto, con la morte, va in disfacimento a chi mai verrebbe in mente di dire che il sorriso gli sopravvive per l’eternità?

Come il sorriso, credo che l’anima possa essere definita come uno stato organizzato del corpo, una sequenza estremamente complessa e organizzata di componenti biologici (neuroni, sinapsi, geni) che attraverso la produzione di sostanze biochimiche, in maniera più o meno automatica muovono e guidano il restante meccanismo.

Che il cervello risponda a stimoli meccanici che gli fanno impartire ordini ed eseguire procedure (respirare, far battere il cuore) di cui non ha alcuna “coscienza” o che i geni “immagazzinino” dati ereditati che condizioneranno a sua insaputa scelte, gusti ed abitudini è, a mio parere, un’ulteriore prova della sua materialità.

Un meccanismo così complesso, infatti, è per più di tre quarti delle sue attività, del tutto inconsapevole di ciò che sta facendo accadere nel resto del corpo e si comporta (sia pur in maniera infinitamente più complessa) come la CPU di un computer, che preleva, elabora e rimette a posto i dati nel suo hard disk, all’interno del quale dati e programmi non sono altro che “stati” (carica elettromagnetica presente o assente, cioé 0 o 1) di ciascuna locazione del supporto.

Tali “presenze o assenze localizzate” assumono milioni di differenti significati a seconda della loro posizione nella sequenza. Esattamente come queste lettere prive di senso

eemlmezoncdlnazmi…

che se ordinate e posizionate sulla pagina di un libro divengono

nel mezzo del cammin…

e, grazie alla loro sequenza, sono capaci di esprimere poesia, pensiero ed emozioni.

Se in un computer se ne distrugge il supporto magnetico, o se si brucia l’ultima copia della “Divina Commedia” esistente al mondo, questi “stati” semplicemente cessano di “esistere”.

Al di là dell’idea che erano stati capaci di esprimere, essi si dissolvono nel nulla. Malgrado la nostra illusione, che aveva loro assegnato un significato, non erano che cariche magnetiche o segni di inchiostro. E l’idea che esprimevano era solo un deposito chimico nel nostro cervello, anch’esso materia, giacché sembra logico dedurre che anche nell’uomo, distrutto il supporto “cervello”, vadano perduti tutti i suoi contenuti.

“È stolto temere la morte come causa di sofferenza in quanto la morte è privazione di sensazioni. L’anima non è che una sostanza corporea composta di sottili particelle” (Epicuro).

Altro che anima! Solo delle menti primitive bisognose di analogie hanno potuto oggettivarla.

Come a dire che quel sorriso ha un proprio stato fisico indipendente dal volto, o che quelle cariche elettromagnetiche hanno un loro sostrato misterioso che in caso di rottura del disco se ne vola da un’altra parte!

Come si fa a conciliare le oggettive risposte oggi forniteci dalle neuroscienze con la fede in un’anima immortale, specie considerando che le tre grandi religioni monoteiste affermano che tale anima sopravvive conservando l’Autocoscienza, quindi carattere e ricordi?

E che anche il buddismo, attraverso il meccanismo della metempsicosi e del progressivo avvicinamento al Nirvana, prevede una sorta di permanenza del “ricordo”, sia pur in forma inconscia, tra una vita e quella successiva?

Il processo più importante nel Libro dei Morti: la psicostasia. L’anima del defunto veniva posta sul piatto della bilancia e contrappesa alla dea Maat: se i piatti si equilibravano il defunto entrava nel regno di Osiride; in caso contrario veniva divorato.

Io penso piuttosto…

…che la creazione del concetto di “anima” colmi una lacuna, un vuoto, un’attesa che tanto spaventa gli uomini al punto da creare l’inesistente, non il trascendente che è ciò che supera le esperienze sensoriali limitatissime dell’uomo.

Il vuoto, l’assenza, non ha una vita propria. Usa meccanismi specifici di funzionamento equiparabili alla concezione psicoanalitica dell’inconscio: spostamento, condensazione, proiezione. Agisce sugli altri e dagli altri su di noi. Ci condiziona, ci turba ma è attiva nella vita reale solo se trasforma il mentale in un simbolo connotato in maniera biologica-fisiologica. Che sia proteina, acido nucleico o quant’altro.

Rassegnamoci. L’uomo è materia. L’uomo tollera poco la lacuna e i vuoti e tende a riempirli e a spostare il piano simbolico su eventi che si estraggono dal corpo e si fanno “ altro”.

Fin dalle sue origini la biologia ha indicato nel corpo il luogo della morte: il corpo come residuo o come “ cadavere” opposto al valore della vita. Esso è stato reso vuoto senza alcun senso se non come porto dell’anima, un ente contrapposto, sede della coscienza, del pensiero e dell’identità.

L’anima, o il fantasma, non sono che rappresentazioni simboliche di sfere inafferrabili e per lungo tempo (e in parte ancor oggi) inspiegabili che, quando vengono sottratte alla spiegazione più logica (anche se disperata) della loro materialità divengono oggetto di angosce che mettono gli individui alla mercé di mistici, filosofi, sacerdoti, sciamani, depositari del sapere su un piano di fideismo dogmatico basato sulla paura della morte e del nulla.

Manipolatori che esplorano il semplice e il conoscibile con strumenti retorici complicati, pretendendo di insegnare, educare, conoscere e parlare in nome di “Dio”, appropriandosi della paura dei più dall’alto di templi maestosi e ricchezze sfavillanti, in realtà cose effimere tanto quanto noi esseri umani.

L’anima immortale, “inesistente” impedisce ad ognuno di esprimersi al meglio per il proprio bene e per il bene dell’altro, giacché sposta lo scopo finale dell’esistenza dal perseguimento di una “felicitas” fatta di moderazione, serenità, buone interazioni con gli altri ad una pretesa felicità assoluta in un ultramondo del tutto ignoto. L’anima rappresenta gli aspetti che tendono a farsi corpo e che scompaiono alla scomparsa del corpo.

L’anima non puà esistere da sola. Una volta dissolti i neuroni deputati al pensiero, una volta morte le connessioni i ricordi e la coscienza si dissolvono al pari del loro supporto fisico che ne permetteva l’esistenza. Si può credere in un’anima solo per paura, confusione emotiva o sentimenti sconosciuti e inconsci.

Così come il dolore fisico si trasforma in grida, lacrime, smorfie, i sentimenti si trasformano in espressioni del viso, in azioni, in contrazioni muscolari, in parole. Così come la gioia e la paura si trasformano in battiti accelerati del cuore, così la morte cancella in modo irreversibile ogni possibile processo cereblale ed i conseguenti impulsi nervosi.

Ciò che agisce o patisce è corpo, materia; i sentimenti sono materia.

L’anima è corpo.

L’immortalità non è che una consolante illusione.

L’anima come insieme

di Giuseppe De Vita

Approfondiamo l’argomento ribadendo alcuni punti fermi: l’anima è vista attualmente, da molti scienziati più radicali come una struttura concettuale simile alla definizione che si da in matematica di “insieme”.

L’insieme esiste come astrazione e non può mai essere un elemento dello stesso insieme: per fare un esempio: l’insieme di cinque patate non è una patata, non esiste in quanto patata.

“Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria;” Divina Commedia, Canto V

Allora se nelle varie religioni l’anima “esiste” e “possiede”, dopo la morte, in assenza di materia, la memoria, il dolore, la rabbia, la coscienza e la coerenza di sé è difficile davvero cimentarsi in risposte corrette. Proviamoci da un punto di vista: quello delle ultime scoperte fatte usando tecniche di visualizzazione (TAC, RM, flussometrie endocraniche con mezzi di contrasto) e con indagini endocraniche attraverso microelettrodi.

Partiamo dalla memoria. È sicuramente verificabile e ripetibile, che la memoria a lungo termine trasferisce bit d’informazione attraverso variazioni di campi elettro-chimici sinaptici e nel liquido extracellulare-neuropetidi a flusso più lento che si depositano in gran parte nell’ippocampo sotto forma di proteine o RNA.

Ancora, la coscienza di sé, la coerenza di sé sono governate da circuiti neuronali. Ricercatori come Vilayanur, Ramachanarane, Persinger, hanno trovato che alcune connessioni fra lobi temporali e sistema limbico producono sensazioni arcaiche che alterano la coerenza di sé dando emozioni ed esperienze di tipo mistico.

Di più: ad Harvard si è studiato che le basi etiche di un modo di essere e le bugie corrispondono ad una aumentata attività nella corteccia prefrontale destra.

Vogliamo continuare? Francamente: se nell’anima c’è tutto questo vuol dire che stiamo parlando di materia. Dunque sottoposta a tutte le leggi scientifiche conosciute della materia.

Disgregata l’organizzazione strutturale di un organismo vivente… “l’anima” diciamo così… “scompare.” Brutte notizie quindi per le donne e gli animali. Tutti dotati da poco di anima. A proposito, e i vegetali?

Come dice Seneca, il giorno che teniamo come ultimo è l’inizio dell’eternità. Purtroppo senza autocoscienza.

Concluderei dicendo che nasciamo da un’ignota eternità e torniamo ad un’ignota eternità: nell’intervallo c’è una meravigliosa vita da vivere!

Articoli simili

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *