In seguito al successo riscontrato con le esposizioni a lui consacrate a Parigi dalla Fondation Cartier nel 2005 e nel 2013, lo scultore australiano Ron Mueck ha esposto recentemente ad Houston, presso il Museum of Fine Arts riscuotendo un enorme successo.

Nato in Australia, a Melbourne, e di origini tedesche Ron Mueck vive e lavora a Londra.

La mostra di Parigi era composta di nove opere e da un documentario girato da Gautier Deblonde, il quale ritrae l’artista nel corso della preparazione e realizzazione delle tre nuove opere create specialmente per l’esposizione: due adolescenti che si tengono per mano (Young Couple), una madre che porta il proprio bambino ancora neonato (Woman with Shopping) e una colossale coppia di anziani distesi al riparo di un ombrellone (Couple under an Umbrella).

La mostra è impressionante, il visitatore è sopraffatto da queste sculture a volte monumentali, a volte minuscole, un po’ giganti e un po’lillipuziane. Si ha voglia di avvicinarsi, di studiare ogni minimo particolare, di toccarle per capire il materiale che le costituisce. Lo spettatore è confuso passando da un’opera all’altra, da una scala all’altra di grandezza si trova a essere un gigante, padrone del mondo e di quelle piccole vite che ha di fronte.

Poi, da questo senso di onnipotenza, l’artista lo riporta alla sua condizione naturale, in altre parole quella di piccolo essere quasi insignificante che fa parte di un mondo, di un universo più grande di lui. Ed eccoci qua, piccoli come formiche, che ci aggiriamo intorno a questo immenso groviglio di mani, gambe e braccia. Le dita diventano ostacoli insormontabili, i peli lunghi fili d’erba di una collina che in realtà si scopre essere una mano.

La prima opera esposta è l’inedita coppia di anziani seduta all’ombra di un ombrellone. Questa coppia di coniugi, che misura 4 metri di altezza, colpisce tanto per la sua statura, quanto per la dolcezza e l’amore espressi dai loro sguardi. La bellezza di un amore così semplice, puro e delicato è esasperata da due corpi giunonici, allo stesso tempo minuscoli e fragili. Ogni dettaglio è reso con maestria, dalla fede ormai resa troppo stretta dal gonfiore delle mani, alle vene varicose sulle gambe, alle macchie della pelle dovute alla vecchiaia. Le rughe, le pieghe, i peli, le sopracciglia, le unghie…tutto è così vero e così reale che si ha l’impressione di trovarsi di fronte a due giganti assopiti in carne e ossa, come se il tempo si fosse fermato per loro, ma non per noi che approfittandone, li studiamo, ci giriamo intorno, come se fossero un animale fantastico chiuso in gabbia.

Ogni creazione richiede del tempo per essere vista, capita e studiata. Bisogna guardare attentamente per poi scoprire con sorpresa un piccolo particolare in più, o un’espressione che, vista da un diverso angolo, può cambiare completamente il significato dell’opera.

L’esposizione era composta da due sale, una al piano terra e una al piano inferiore. Abbandonando i due anziani signori e le tre opere (Still Life, Woman with Shopping e Woman with Stick) si scendeva al livello inferiore che ospita altre cinque sculture (Mask II, Man in a Boat, Youth, Drift e Young Couple) e il video/documentario consacrato al lavoro dell’artista.

L’opera Drift realizzata nel 2009, rappresenta un uomo sulla cinquantina che si gode il sole steso su un materassino gonfiabile. La scultura è presentata attaccata al muro, ricordandoci in qualche modo una crocifissione per la postura delle braccia dell’uomo, su una parete completamente blu.

Avvicinandoci siamo inglobati nell’universo dell’uomo steso sul materassino, senza punti di riferimento, immersi nel vuoto e nel blu infinito. Ancora una volta Mueck, con un’ossessiva ricerca della perfezione, riesce a rendere tutti i dettagli senza farsi sfuggire niente.

Il corpo è laccato con un sottile strato lucido che ne ricorda il sudore, l’orologio in miniatura, la barba che spunta, tipica di chi l’ha fatta due giorni prima, l’olio nei capelli…insomma tutto è così realistico che ci porta a pensare di essere ad una mostra di Damien Hirst in cui i protagonisti non sono più delle sculture iperrealiste, bensì dei veri corpi conservati sotto formaldeide.

Ogni dubbio e curiosità è chiarificato nell’ultima sala, dove un documentario riprende passo per passo la realizzazione delle opere da parte di Mueck.

Questo documentario ritrae gli aspetti più intimi della creazione e il rapporto che s’instaura tra l’artista e l’opera d’arte. Pezzi di gambe, braccia e capelli tappezzano l’atelier dell’artista ricordandoci il laboratorio del Dr. Frankenstein nel film di Mel Brooks.

Mese dopo mese queste membra sono assemblate, curate e ridefinite fino a formare una figura completa. Il documentario mostra l’aspetto artigianale e manifatturale del lavoro dell’artista, e come per esempio le assistenti di Mueck attaccano i capelli delle sculture uno per uno o come lo stesso Mueck dipinga i capillari degli occhi…

Le opere di Ron Mueck si nutrono di molteplici fonti d’inspirazione: dalla storia dell’arte, alle immagini dei giornali, fiabe e leggende antiche o dal quotidiano, come Woman with Shopping.

Allo stesso tempo il realismo delle creazioni di Mueck ci porta in un limbo tra realtà e irrealtà, verità e finzione, così come nel gigantesco viso addormentato (Mask II), ci viene presentata una vera e propria maschera del sogno, Ron Mueck riesce a far emergere nelle sue sculture una chimerica realtà.

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