Arturo aspettava solo di morire; aveva incominciato ad aspettarselo fin da ragazzo, quando a tutto si pensa tranne che a quello. Ipocondriaco? Sì, da sempre. Esami, analisi, ricerche, consulti, diagnosi, e come quasi tutti gli ipocondriaci aveva seppellito parenti, amici e nemici che per anni avevano sopportato le sue paure e le sue ansie: gente piuttosto in gamba, sani e robusti ma, si sa, la tegola non guarda in faccia a nessuno e quando cade cade.

racconto su squitt.itArturo, il genio del depistaggio, aveva “seminato” malattie, incidenti, traumi, infezioni e ogni tipo di infortunio sanitario. Ora, alla pur invidiabile età di 89 anni, rimasto solo e ben coperto in trincea, a chi ormai confidare, si domandava, con chi sfogare i suoi foschi presentimenti? L’allarme continuo dei suoi sintomi? Da chi farsi compatire e rassicurare? Nel corso degli anni aveva interrato almeno 5 medici che l’avevano incautamente assistito e consigliato. Così, alla fine, il nostro eterno malato si era ormai convinto che fosse giunta, o fosse imminente, la sua ultima fatale ora!

Che aspettarsi più? Nulla. E nulla, in tanti anni di terapie inutili e corse al pronto soccorso, aveva concesso a quelli altri accadimenti che poi fanno il gusto della vita: amori, avventure, viaggi, amicizie, le piccole e grandi follie che sono il sale o lo zucchero della vita. E adesso era troppo tardi per guardarsi intorno, fuori dalla sua cartella clinica, lontano dai suoi malumori corporali.

Eppure, da non credere, l’immortale Arturo, un po’ per volta, aveva stretto o tentato, con molta prudenza, amicizia con Winston – così diceva di chiamarsi – una sorta di barbone, ubriacone fisso, che deambulava sul tardi nei pressi di casa sua dove poi trovava pace e ricovero per un sonno di fortuna. Winston, nelle poche cose dette ad Arturo, tra una moneta di soccorso, un po’ di cibo e qualche sigaretta, raccontava le sue peripezie di inglese o mezzo malese, o inqualificabile apolide che alla fine, dopo il giro del mondo, era approdato sotto casa sua…racconto su squitt.it

Anche i nomadi alla fine hanno le loro abitudini e Winston si era “accasato” col premuroso Arturo che ormai pregustava, tra una chiacchera e l’altra, di far di lui l’ennesima vittima delle sue lamentazioni e geremiadi corporali. Winston, in verità, sentiva e non sentiva, forse non capiva nulla, però sorrideva ogni tanto, annuiva come fanno i bevitori incalliti, con la pazienza dei suoi occhi dolci. Ma questo bastava ad Arturo, e alla fine delle loro conversazioni (invero chiacchierava solo lui) l’eterno malato andava a rincantucciarsi, quasi tranquillo, sotto le sue coperte, e il randagio si ravvoltolava nei suoi stracci.

Ma un giorno, quel giorno, anzi quella sera, Arturo rincasando dalla sua passeggiatina, già ricapitolava tra sé e sé le confidenze da esporre ordinatamente al suo allegro vagabondo, cercando la solita figura accoccolata della sua paziente vittima, si accorse che Winston non c’era, sparito. Possibile? A quell’ora era sempre nel suo notturno ricovero, oltretutto quella sera gli aveva promesso una buona bottiglia… non poteva aver cambiato “residenza”!

Cerca, cerca, vicolo per vicolo, in giro per tutti gli angoli oscuri, a chiedere, chiedere, non poteva essere troppo lontano, ormai lo conoscevano tutti!… Così qualcuno alla fine glielo disse: era finito, ubriaco come non mai, sotto un tram, non s’era potuto far nulla, secco sul colpo: quattro ossa sbilenche e un fascio di nervi mangiati dall’alcool, chissà, quasi se l’era cercata!

Arturo, sbigottito, non ci voleva credere, si sorprese a piangere e strabuzzare gli occhi, a gemere e spasimare, non riusciva a tenersi!.. Per tutti quelli che col tempo se ne erano andati via non una lacrima, non un sospiro. E adesso? La gente che gli era intorno, commossi da tanta pena, a cercar di consolarlo inutilmente: “..Ma come!”, dicevano,” Che cuore! Che anima buona! Povero cristiano! Per un poveretto poi, un nessuno! Che esempio di soave carità!”.

Ma Arturo non sentiva nessuno e non si dava pace: “E ora? E ora?” si ripeteva all’infinito smaniando. “Adesso chi mi ascolta più? Chi mi sta a sentire? A chi spiego le mie pene?” belava desolato. Nessuno, nessuno più!

Ora aspettava solo di morire.

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