Il quadro, ripreso dal celebre dipinto omonimo di Velasquez del 1656, fu una vera ossessione per Picasso il quale tra agosto e dicembre del 1957 realizzò 58 tele su questo tema.

Nel quadro originale Velasquez rappresenta l’infanta Margherita, figlia del re Filippo IV di Spagna e di sua moglie Marianna, circondata dalle sue damigelle ed intenta a farsi ritrarre nell’atelier del pittore al cospetto della coppia reale.

E qui tutti si chiederanno, ma dove sono il re e la regina? Sono proprio lì, basta aguzzare un po’ la vista per vederli riflessi nello specchio alle spalle di Velasquez – il signore con paletta e pennello con tanto di baffi alla Dalì, per intenderci.

Nella sua versione, una delle tante, Picasso ha conservato la composizione originale lasciando invariati i personaggi sulla tela, rielaborando la scena attraverso un gioco di decomposizione propriamente cubista. Ci sono proprio tutti, Velasquez, Margherita, le damigelle, il cane, la nana, e anche mamma e papà – sì, quel gran faccione tondo e sorridente riflesso nello specchio.

Picasso ha ripreso tutti gli elementi originali: i pannelli di legno sul muro, la porta di legno lavorato, la figura enigmatica sul fondo, i lampadari, per non parlare degli splendidi vestiti del pittore e della damigella di sinistra.

Attraverso la decomposizione e la ricostruzione dell’immagine Picasso riesce a costruire uno spazio in cui forma, ritmo e movimento si alternano e convivono perfettamente. L’impressione è quella di ritrovarsi di fronte al quadro di Velasquez, fatto esplodere e poi ricomposto a mo’ di puzzle da Picasso.

L’ironia che se ne trae contribuisce alla costruzione dell’immagine, dando un aspetto di fantoccio alla principessa ancor più ridicolizzata dalla sua corte fatta di strani personaggi.

Un elemento però differisce dal quadro originale: la posizione dell’artista. Nel quadro di Velasquez l’attenzione è incentrata sulla bambina al centro della composizione e sulla coppia riflessa alle sue spalle, mentre l’autoritratto dell’artista è leggermente in secondo piano. Picasso invece richiama il nostro sguardo sull’imponente figura che si erige sulla sinistra.

Il Pittore, decisamente più grande, occupa una posizione privilegiata. Che sia forse una rivendicazione da parte del celeberrimo Picasso del ruolo dell’artista nella società a lui contemporanea?

Dico celeberrimo perché sfido chiunque  a non ricollegare al nome Picasso, un insieme di nasi, occhi, bocche, orecchie disposti in modo piuttosto personale sul volto dello sfortunato di turno.

Pochi sanno che il nostro Picasso è arrivato a questo tipo di espressione artistica dopo anni di studi e di pratica, passando dal disegno accademico a quello che oggi è il  Picasso a cui tutti facciamo mentalmente riferimento. Come disse lui stesso “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per dipingere come un bambino”.

Rimane insoluta la questione riguardo la gigantesca stazza del signor Velasquez. Che sia una semplice casualità? Non lo possiamo sapere.

Una cosa è certa, ci avrà pur messo tutta una vita, ma se il risultato è questo, chapeau monsieur Picasso!

I panni in Senna

Nato a Malaga nel 1881, dopo aver abitato a La Coruña nel periodo tra i dieci e i quattordici anni, Picasso arriva a Barcellona poco prima dello spirare del secolo. in un periodo di grandi mutamenti sociali, che vede la città catalana trasformarsi profondamente.

Malgrado Barcellona sia una fucina di arte ed architettura (Antoni Gaudi è nel periodo del suo massimo fulgore) essa va stretta al giovane che, dotato di un talento pittorico eccezionale unito ad una solida formazione accademica inizia a riflettere su nuove libertà espressive.

Il richiamo della Parigi impressionista e post impressionista si fa sempre più irresistibile, tanto che dopo un primo viaggio per una visita all’Expo il quasi ventenne Picasso decide di volerci vivere per sempre e diventare “qualcuno”.

Presto entra nei circoli artistici più scapigliati e frequenta  André Breton, Guillaume Apollinaire e la scrittrice Gertrude Stein, Georges Braque, Henri de Toulouse-Lautrec: qui troverà la sua strada inaugurando il “periodo blu”, con opere immerse in un blu freddo e malinconico, dalle figure allungate, i cui protagonisti sono dapprima dei diseredati e poi artisti di strada e da circo. Ora la tavolozza vira verso il rosa e il violetto e le figure sono modellate più dolcemente.

A Parigi Pablo conosce una ragazza della sua stessa età, Fernande Olivier, con la quale inizia una lunga relazione affettiva. È lei che appare ritratta in molti dei quadri del “periodo rosa”.

Fernande e Marcelle

Ma Pablo è narciso ed incostante: appena comincia a vendere e ad annusare l’eccitante profumo del successo, la lascia per Marcelle Humbert, che usa chiamare Eva, inserendo dichiarazioni d’amore per lei in molti dei suoi quadri cubisti.

La Belle Époque e la Grande Guerra

Les demoiselles d’Avignon

Sono gli anni della “Belle Époque” e Picasso è preso in un turbine di amori e creatività. Passa da una donna all’altra e cambia vorticosamente stili: inizia a scomporre  il reale in solidi geometrici: “cylindres, cònes et sphères” e passa dapprima al cubismo geometrizzato, poi a quello frammentato ed infine alle ricomposizioni del cubismo analitico.

Il nuovo passo (cubismo sintetico) lo condurrà, a introdurre nei dipinti oggetti comuni e consunti («da lungo tempo intrisi di umanità» dice Apollinaire), finendo per dar vita a una riflessione sulla rappresentazione che avrà grande risonanza in tutto il mondo.

Nel 1914, con lo scoppio della Grande guerra, si interrompe il sodalizio con Braque che parte volontario, ma Picasso quasi non se ne accorge continuando freneticamente la sua ricerca. Un viaggio in Italia, a Napoli, nel 1915 inaugura, anticipando il nuovo vento di “ritorno all’ordine” che soffierà nell’Europa intera, una sua stagione “ingresiana” il cui capolavoro è meraviglioso ritratto di Olga Chochlova, la danzatrice dei Ballets Russes che incontra a Roma e  sposerà a Parigi nel 1918.

Olga

La Chochlova introduce Picasso nell’alta società parigina degli anni venti e gli dà un figlio, Paulo, che successivamente si dedicherà alle corse motociclistiche.

L’insistenza della moglie sul corretto apparire in società collide però con lo spirito bohémien di Picasso ed è fonte di continua tensione, alimentata peraltro dalle ininterrotte avventure galanti di Pablo, sempre più ossessionato dall’erotismo.

Emblematico è “La lettura”, del 1932, un ritratto di Marie-Thérèse Walter, con cui ha una storia appassionata. Poi sull’onda dell’interesse per l’inconscio diffuso dai surrealisti sessualizza le sue donne, mettendone in evidenza non solo i turgidi seni ma anche gli organi sessuali.

In questo periodo scopre il tema del Minotauro, che diventa per lui un alter-ego, in una sorta di immedesimazione di potenza e sessualità.

Picasso e Olga

La lettura

 

 

La Guerra di Spagna e  la II Guerra Mondiale

Durante gli anni della guerra di Spagna Picasso, che contesta il Franchismo,  non combatte essendo residente in Francia.  Nel settembre 1939 scoppia la Seconda guerra mondiale e Parigi viene occupata dai nazisti che immediatamente annoverano Picasso tra gli artisti “degenerati”.

Guernica

Malgrado ciò l’artista continua a dipingere furiosamente e ad esprimere la sua neutralità ed il suo pacifismo, coerentemente col suo comportamento durante la guerra civile spagnola, la prima e la seconda guerra mondiale, nelle quali si era sempre rifiutato di prendere posizione per qualsiasi parte. Attraverso la sua arte espresse tuttavia condanna e rabbia contro Francisco Franco, il franchismo e il nazismo.

Gli ultimi anni

Dopo la liberazione di Parigi nel 1944 Picasso (63enne) conosce Françoise Gillot, l’allieva ventiduenne di un suo amico pittore. E’ una donna giovane ed affascinante, ha classe, uno stupendo sorriso e quarantun anni meno di lui. Anagraficamente lontani Pablo e Françoise, come novelli Paolo e Francesca, sono invece vicinissimi nello spirito e nel corpo, tanto che nel ’47 avranno il figlio Claude e due anni dopo la figlia Paloma. Ma Françoise, l’unica sua compagna incapace di tollerarne i tradimenti lo lascia nel 1953.

Dopo l’abbandono da parte di Françoise, Picasso passa un brutto periodo; molti dei disegni a china di quella stagione riprendono il tema di un nano vecchio e brutto come contrappunto ad una giovane ragazza, mostrando come Picasso, ormai sulla settantina, iniziasse a percepire sé stesso come grottesco e poco attraente.

icasso e Jacqueline

Nel 1954, tuttavia incontrerà Jacqueline Roque, la sua ultima, giovane moglie. La nuova stagione della sua vita lo induce a rivisitare la pittura dei suoi classici prediletti in una personale rilettura della storia dell’arte: Delacroix, Manet, Cranach, Poussin, Rembrandt, Tiziano, Velàzquez , Goya. Dipinge ancora tele dal forte erotismo, tra cui il capolavoro, Il bacio (autoritratto con Jacqueline), del 1969.

Lavorerà fino alla fine, quasi in una gara con la morte, che lo coglie per crisi cardiaca a 92 anni, nell’aprile del 1973. Sembra che in fin di vita pronunciasse il nome di colui che considerò sempre suo rivale: Amedeo Modigliani.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *