Il recente servizio di “Report” sugli scandali delle catene odontoiatriche ha acceso i fari sul Disease mongering: la vendita non di farmaci o terapie, ma di malattie inesistenti o gonfiate per pericolosità.

Una pratica che dilaga quando, anziché obiettivi di salute, si privilegiano obiettivi economici, mirando magari a facili guadagni.

Fino a qualche anno fa, l’Odontoiatria sembrava quasi immune da questo fenomeno. Ma i tempi cambiano e, di pari passo con l’ingresso massivo dei capitali, sembrerebbe che, anche in questo settore, non sia più sempre al centro il benessere e l’interesse del paziente, ma quello economico del terzo lucrante.

In una recente puntata di Report, nel servizio dal titolo “Gli sdentati” andato in onda a fine 2018, è stato accertato che in un centro di una nota catena odontoiatrica erano state diagnosticate a un paziente – in realtà un inviato della trasmissione – tre carie inesistenti, ed emesso relativo preventivo per le otturazioni.

 

Ovviamente l’inesistenza della carie è stata certificata da una visita successiva da parte di un professionista medico dentista. Ma non solo: è risultato che i clienti (perché “clienti” e non pazienti sono considerati coloro che si rivolgono a questi centri), vengono invitati a pagare anticipatamente, magari sottoscrivendo un debito con una finanziaria. Salvo trovarsi, dall’oggi al domani, senza terapie e senza soldi, perché la struttura ha improvvisamente chiuso: è successo in Spagna, dove la gente è perfino scesa in piazza per manifestare.

Accadrà anche in Italia? La Commissione Albo Odontoiatri non ci sta.

“Report ha sollevato un velo su queste ed altre pratiche illecite o quantomeno border line, che vanno contro ogni etica professionale e civile – commenta il presidente della Cao nazionale, Raffaele Iandolo – Purtroppo se, fino a qualche tempo fa, con gli studi di cui avevano la titolarità gli stessi professionisti che vi esercitavano, questi casi erano rarissimi, e venivano stroncati sul nascere dagli Ordini, in quanto era più immediato risalire a e sanzionare i responsabili, oggi la situazione è cambiata. Con l’ingresso massivo delle società di capitali nell’Odontoiatria, sono proprio loro a poter essere titolari di una struttura odontoiatrica, e si trincerano dietro ad un Direttore sanitario”.

“La Commissione Albo Odontoiatri, quale organo della Fnomceo, che è un Ente sussidiario dello Stato, al quale lo stato delega, per quanto di competenza, la tutela del diritto alla salute dei suoi cittadini, non può permettere che ciò si è visto in Spagna avvenga anche in Italia – conclude Iandolo – Per questo chiediamo che anche le società di capitali siano sottoposte a vincolo deontologico, così come avviene per le Società tra professionisti (Stp). Perciò non ci stancheremo mai di ripetere che l’unica forma per noi attualmente possibile di esercizio dell’odontoiatria in forma societaria, anche per le società di capitali, è la costituzione in Stp”.

Visione, questa, pienamente condivisa dal presidente della stessa Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, che lancia un appello al Parlamento.

“La Fnomceo chiede ai Parlamentari – auspica Anelli – norme per la salvaguardia dei professionisti che, aderendo a un Codice deontologico, devono rispettare, nell’esercizio della professione, non solo le leggi dello Stato ma anche le regole dell’etica, essendo sottoposti all’azione disciplinare degli Ordini”.

Quindi i pazienti non sono clienti ma cittadini che necessitano di cure al giusto prezzo e con certezza di professionalità. Tutto questo è accertabile sopratutto se ci si rivolge ad un studio Professionale singolo e non ad un network odontoiatrico.

dott. Pasquale Frisina, medico chirurgo spec. in OdontoiatriaIn particolar modo abbiamo intervistato il Dott. Pasquale Frisina, Medico Chirurgo Specialista in Odontoiatria (http://www.dentalcoppede.it) che si occupa di Chirurgia Maxillo Facciale ed è membro della Società Italiana di Chirurgia Maxillo Facciale.

D: Dott. Frisina perché i pazienti si rivolgono a queste strutture?

R: Per sfiducia nel proprio dentista di famiglia che magari continua a pretendere tariffe da secolo scorso (oggi ormai anacronistiche), oppure perché sedotti dal miraggio di spese stracciate. Quasi mai per la qualità offerta. Bisogna capire che il paziente sfiduciato dal proprio medico finisce in un limbo di incertezza che lo spinge a fare scelte guidate dal risparmio e dalla semplicità con cui questi network propongono le cure dentali. Che spesso si rivelano un tranello, con preventivi che alla fine sono superiori a quelli praticatii dalla maggioranza dei dentisti di famiglia onesti. Inoltre se il paziente non rientra nelle aspettative di cura obiettivo della clinica, viene abbandonato, anziché indirizzato verso chirurghi esperti in consulenza o guidato verso scelte corrette…

D: Perchè lei è convinto della scarsa qualità offerta?

R: Molti dei dentisti che lavorano sono neo laureati con pochissima esperienza. Già questo dovrebbe far pensare. Inoltre il target di questi network è esclusivamente l’interesse economico. Il paziente è visto come consumatore e il professionista come prestatore d’opera. Tutto questo provoca alti danni sulla salute.

D: Nella sua esperienza ha potuto appurare conseguenze sui pazienti?

R: Mi occupo di Odontoiatria medico legale per il tribunale civile di Roma e devo dirle, anche come chirurgo, che sono tantissimi i casi di pazienti che ricevono cure implantologiche, chirurgiche e ortodontiche non congrue

Le ricordo che gli Odontoiatri sono in prima linea nella diagnosi precoce del carcinoma orale e una mancata o non tempestiva diagnosi può essere catastrofica. Le confesso che in più di una occasione alcuni pazienti visti dopo estrazioni semplici che non guarivano sono venuti in visita da me è ho potuto appurare che ciò che non guariva era prorpio un tumore del cavo orale sottostante la radice estratta. Non voglio fare terrorismo psiologico, ma credo che lei possa rendersi conto della portata del rischio di trattare pazienti come clienti. La pubblicità aggressiva delle catene odontoiatriche, poi, trasmette un messaggio errato semplificando terapie che invece possono essere lunghe e richiedoere pratiche complesse.

D: Che conseguenze ha tutto questo?

R. L’utenza si convince che aspettare anche 48 ore per impiantare i denti fissi siano già troppe, quando in realtà a volte è necessaria l’attesa di tempi biologici di guarigione anche di mesi. Insomma la faciloneria con il quale vengono presentate le terapie ha alterato la corretta percezione delle cure. Ciò a scapito dei professionisti piu accorti e preparati, che seguono delle linee guida in scienza e coscienza nel rispetto del paziente e che non hanno come unico fine il business.

D: Quale messaggio finale si sente di dare all’utenza?

R: La salute dei denti e del cavo orale è una cosa troppo seria per demandarla alla Dentocrazia delle cliniche. Rivolgetevi al dentista di fiducia, magari sottoponendogli diagnosi e preventivo rilasciatovi dalla clinica. Probabilmente scoprirete che non tutto ciò che vi è stato proposto è corretto e che i prezzi richiesti non sono affatto inferiori a quelli di un normale studio odontoiatrico.

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